Album fofografici - A.N.Art.I - Genova
 
 

Come visualizzare le foto dell'album fotografico e andare sui 43 album per un totale di 2077 foto e 20 video


Per accedere ai 43 album accedere a internet e digitare https://www.flickr.com/photos/anarti/albums


oppure copia - incolla : 

https://www.flickr.com/photos/anarti/albums


  Si avranno tutti gli album  cliccando su ogni singolo album si avra' accesso alle foto.


A disposizione per qualsiasi chiarimento.
Barbieri G.

 

Conferenza Generale Repetto 25 Ottobre 2012

Conferenza Generale Repetto 25 Ottobre 2012

In data 25/10/2012 il Socio Gen. Repetto ha tenuto presso il Circolo Unificato Esercito , e con organizzazione congiunta UNUCI e  CMRL, un’interessante conferenza su ‘L’Artiglieria italiana nei nuovi contesti operativi’.La conferenza ha riguardato tutto sull'Artigleria attuale,
(ordinamento, armi, tecnologie, impieghi, sistemi ecc..).

 
CONF1.jpg
Conferenza Generale Repetto 25 Ottobre 2012

13 Aprile 2013 Gita Sociale Tempio della Fraternita' a Cella di Varzi ( PV )

La Sezione, sabato 13 aprile, ha effettuato la gita sociale al Santuario della Fraternità a Cella di Varzi. I partecipanti, una quindicina di soci, hanno raggiunto la meta posta sul crinale tra la Val Staffora e la Val Curone, in provincia di Pavia, dopo un percorso tortuoso attraverso le colline dell’Appennino. Il tempio, ideato da don Adamo Accossa, cappellano militare della divisione “Monterosa” e caldamente sostenuto dall’allora cardinale Roncalli, è stato costruito pezzo per pezzo negli anni ‘50 ed è arredato da residuati di guerra di tutti i generi e provenienti da tutto il mondo. Nel piazzale, ove i partecipanti si sono fatti fotografare, sono sistemati carri armati, aerei, cannoni, mitragliatrici, mine subacquee. La visita all’interno, ha evidenziato come tanti strumenti di guerra possono essere convertiti in strumenti di pace, a cominciare dal tabernacolo, realizzato in una bomba d’aereo. Il santuario, continuamente aggiornato, presenta anche un monumento ai caduti di Nassiyria, con macerie della base “Grecale” sede dell’attentato, e le fotografie di tutti i nostri Caduti. Al termine della visita i soci si sono recati ad Isola del Cantone dove presso la trattoria “ Al Vecchio Scalo”, gestita dal socio Walter Moretti, si è consumato un ricco pranzo, a base di specialità liguri.
 
 

Commemorazione F.I.D.C.A (Fed.Ital.Comb.ti Alleati) a Genova Voltri

Commemorazione F.I.D.C.A (Fed.Ital.Comb.ti Alleati...
Si è svolta il 6 Maggio 2013 la commemorazione dei Combattenti Alleati dove la Sezione ha partecipato con Labaro
Comm.ne FIDCA- (2).jpg
Comm.ne FIDCA- (3).jpg

Celebrazione battaglia del Solstizio alla Vetta di Pegli

Informazioni attinte da Wikipedia

La Battaglia del solstizio fu combattuta nel giugno 1918 dal Regio Esercito Italiano da una parte e dall'Imperial Regio esercito dall'altra. Fu l'ultima grande offensiva sferrata dagli austriaci nel corso della prima guerra mondiale e si spense davanti alla valorosa resistenza dei soldati italiani. Il nome "battaglia del solstizio" fu ideato dal poeta Gabriele D'Annunzio, lo stesso che poco dopo, il 9 agosto 1918, con 11 aeroplani Ansaldo sorvolerà Vienna gettando dal cielo migliaia di manifestini, inneggianti alla vittoria italiana.
La tentata offensiva austro-ungarica
Nel 1918 gli austriaci pianificarono una massiccia offensiva sul fronte italiano, da sferrare all'inizio dell'estate, in giugno.
A causa delle loro gravi difficoltà di approvvigionamento, volevano infatti raggiungere la fertile pianura padana, sino al Po, e soprattutto, in un momento di grave difficoltà interna dell'Impero per il protrarsi della guerra, gli Austro-ungarici intendevano dare al conflitto una svolta decisiva, che permettesse un completo sfondamento del fronte italiano, come era già avvenuto con l'offensiva di Caporetto, e consentisse quindi di liberare forze da concentrare in un secondo momento sul fronte franco-tedesco.
L'offensiva fu preparata quindi con grande cura e larghezza di mezzi dagli austriaci che vi impegnarono ben 66 divisioni, ed erano talmente sicuri del successo, che avevano persino preparato in anticipo i timbri ad inchiostro da usare nelle zone italiane da occupare.
La risposta italiana
Gli italiani conoscevano in anticipo i piani del nemico, comprese la data e l'ora dell'attacco, tanto che nella zona del Monte Grappa e dell'Altopiano dei Sette Comuni i colpi di cannone delle artiglierie italiane anticiparono l'attacco degli austriaci, lasciandoli disorientati. Le artiglierie del Regio Esercito, appena dopo la mezzanotte, per quasi cinque ore spararono decine di migliaia di proiettili di grosso calibro, tanto che gli alpini che salivano a piedi sul Monte Grappa videro l'intero fronte illuminato a giorno sino al mare Adriatico. Ai primi contrattacchi italiani sul Monte Grappa, molti soldati austriaci abbandonarono i fucili e scapparono, tanto che i gendarmi riuscirono a bloccare i fuggitivi solamente nella piana di Villach.
La battaglia
La mattina del 15 giugno 1918, gli austriaci arrivando da Pieve di Soligo-Falzè di Piave, riuscirono a conquistare il Montello e il paese di Nervesa. La loro avanzata continuò successivamente sino a Bavaria (sulla direttiva per Arcade), ma furono fermati dalla possente controffensiva italiana, supportata dall'artiglieria francese, mentre le truppe francesi erano stazionate ad Arcade, pronte ad intervenire, in caso di bisogno. La Regia Aeronautica italiana mitragliava il nemico volando a bassa quota per rallentare l'avanzata. Colpito da un cecchino austriaco moriva il magg. Francesco Baracca, asso dell'aviazione italiana.In realtà la morte del pilota avvenne per mano di un aviatore austriaco, ma a causa dell'inesperienza e delle nuvole presenti in zona l'aviatore che volava su un altro aereo in pattuglia con Baracca il fatto rimase pressoché sconosciuto (o forse fu volutamente nascosto) agli italiani per decine di anni hanno così creduto all'abbattimento per vile fucilata, addirittura circolò la voce che costretto all'atterraggio preferì suicidarsi , solo recentemente sono stati resi pubblici i registri dell'aviazione asburgica che proverebbero l'abbattimento.
Le passerelle gettate sul Piave dagli austriaci il 15 giugno 1918 vennero bombardate incessantemente dall'alto e ciò comportò un rallentamento nelle forniture di armi e viveri. Ciò costrinse gli austriaci sulla difensiva e dopo una settimana di combattimenti, in cui gli italiani cominciavano ad avere il sopravvento, i nemici decisero di ritirarsi oltre il Piave, da dove erano inizialmente partiti. Centinaia di soldati morirono affogati di notte, nel tentativo di riattraversare il fiume in piena. Nelle ore successive alla ritirata austriaca, il re Vittorio Emanuele III visitava Nervesa liberata e completamente distrutta dai colpi di artiglieria. Ingenti i danni alle antiche ville sul Montello e al patrimonio artistico della zona. Stessa cosa per Spresiano: completamente distrutta. Gli austro-ungarici nella loro avanzata arrivarono sino al cimitero di Spresiano, ma l'artiglieria italiana che sparava da Visnadello e i contrattacchi della fanteria italiana riuscirono a bloccarli.
Le truppe austro-ungariche attraversarono il Piave anche in altre zone. Conquistarono pure le Grave di Papadopoli ma si dovettero successivamente ritirare. A Ponte di Piave percorsero la direttrice ferroviaria Portogruaro-Treviso, dopo alcune settimane di lotta, nella zona di Fagarè, vennero ricacciate dagli arditi italiani. Passarono il Piave anche a Candelù, da Salgareda raggiunsero Zenson e Fossalta, ma la loro offensiva si spense in pochi giorni.
La mattina dell'attacco, sino dalle ore 4.00, dal suo posto di osservazione posto in cima ad un campanile di Oderzo, il comandante delle truppe austriache, il feldmaresciallo Boroevic, osservava l'effetto dei proiettili oltre Piave. Le prime granate lacrimogene ed asfissianti ottenevano pochi risultati, grazie alle maschere a gas "inglesi" usate dagli italiani. Durante la Battaglia del Solstizio gli Austriaci spararono 200mila granate lacrimogene ed asfissianti. Sul fronte del Piave, quasi 6.000 cannoni austriaci sparavano sino a S.Biagio di Callalta e Lancenigo. Diversi proiettili da 750 kg di peso, sparati da un cannone su rotaia, nascosto a Gorgo al Monticano, arrivarono fino a 30 km di distanza, colpendo Treviso. Dall'altra parte del fronte, i contadini portavano secchi d'acqua agli artiglieri italiani per raffreddare le bocche da fuoco dei cannoni, che martellavano incessantemente le avanguardie del nemico e le passerelle poste sul fiume, per traghettare materiali e truppe. Il bombardamento delle passerelle fu determinante, in quanto agli austriaci vennero a mancare i rifornimenti, tanto da rendere difficile la loro permanenza oltre Piave.
Nel frattempo gli italiani, alla foce del fiume, avevano allagato il territorio di Caposile, per impedire agli austriaci ogni tentativo di avanzata. Dal fiume Sile i cannoni di grosso calibro della Marina Italiana, caricati su chiatte, che si spostavano in continuazione per non essere individuati, tenevano occupato il nemico da San Donà di Piave a Cavazuccherina (Jesolo).
Il punto di massima avanzata degli austriaci, convinti di arrivare presto a Treviso, fu a Fagarè, sulla provinciale Oderzo-Treviso. Gli Arditi o truppe d'assalto, forti della fama che li accompagnava, ricacciarono gli austriaci sulla riva del Piave da cui erano venuti. Non facevano prigionieri e andavano all'attacco con il pugnale tra i denti, tanto che la loro presenza terrorizzava il nemico. La testa di ponte di Fagarè sulla direttiva Ponte di Piave-Treviso fu l'ultimo lembo sulla destra del Piave a cadere in mano italiana.
Conseguenze della vittoria italiana
La tentata offensiva austriaca si tramutò quindi in una pesantissima disfatta: tra morti, feriti e prigionieri gli austro-ungarici persero quasi 150.000 uomini. La battaglia fu tuttavia violentissima e anche le perdite italiane ammontarono a circa 90.000 uomini.
Il generale croato Borojevic, comandante delle truppe austriache del settore e fautore dell'offensiva, capì che ormai l'Italia aveva superato la disfatta di Caporetto. Infatti, non solo si esauriva la spinta militare dell'Austria, ma apparivano anche i primi segnali di scontento tra la popolazione civile austriaca, per la scarsità di cibo. Gli Stati Uniti avevano isolato per mare gli Imperi Centrali e la penuria di risorse si faceva sentire.
In tale situazione la battaglia del Solstizio era l'ultima possibilità per gli austriaci di volgere a proprio favore le sorti della guerra, ma il suo fallimento, con un bilancio così pesante e nelle disastrose condizioni socio-economiche in cui versava l'Impero, significò in pratica l'inizio della fine. Dalla battaglia del Solstizio, infatti, trascorsero solo quattro mesi prima della vittoria finale dell'Italia a Vittorio Veneto.
La Batteria Mameli, costruita dal Genio militare nel 1935 sulle alture di Pegli a difesa del ponente della città di Genova, è insieme alla batteria Monte Moro e la batteria di Punta Chiappa, una delle più importanti opere difensive costiere del golfo di Genova durante il secondo conflitto mondiale.Nel primo dopoguerra, la costruzione e la messa in funzione di importanti opere difensive costiere procedette a ritmo lento, limitandosi tutt'al più all'installazione di qualche medio-piccolo calibro molto a ridosso della costa. A Genova, dopo aver dismesso le batterie di San Benigno, di Punta Vagno e della Strega, e inviato nel 1914 a Taranto e Brindisi le maggiori artiglierie, c'era il bisogno di potenziare il sistema difensivo dopo l'incrinatura dei rapporti diplomatici con le altre potenze europee, soprattutto con Francia e Gran Bretagna. Dal 1935 per integrare queste batterie, furono approntati una serie di treni armati (T.A.) dotati di pezzi da 120/45 e 152/40. Sei di questi vengono dislocati in Liguria con base logistica a La Spezia e comando operativo a GenovaSempre nel 1935 venne costruita dal genio militare e armata con tre pezzi antinave da 152/50[1] la batteria Mameli sull'altura chiamata "vetta" di Pegli. Le sue artiglierie si comporteranno bene in seguito all'incursione francese, avvalorando la scelta di installare la batteria sulla vetta di Pegli. Le prime modifiche si avranno nel 1941, con l'ampliamento dei depositi di munizioni e con la costruzione di una casamtta per arma automatica, fornita di numerose feritoie a protezione della strada di accesso al complesso.
Seconda guerra mondiale
Dopo il precipitare dei rapporti con la Francia dopo la dichiarazione di guerra avvenuta il 10 giugno 1940 quando l'Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, solo quattro giorni dopo il secondo gruppo navale della Terza Squadra francese comandata dall'Ammiraglio Henri Duplat, si avvicina alla costa tra Arenzano e Sestri Ponente, e inizia un violento canoneggiamento contro le installazioni industriali del capoluogo ligure.[2] La reazione delle difese costiere è immediata ma non molto efficace, la batteria Mameli spara 64 colpi con i suoi pezzi da 152, uno colpisce il cacciatorpediniere Albatros nel locale caldaie di poppa, provocando 12 morti tra i marinai francesi. Aprono il fuoco anche i due pontoni armati del porto di Genova; il pontone armato GM-194 ormeggiato all'estremità del terzo molo di Sampierdarena, spara due colpi con la sua gigantesca torre binata da 381mm, mentre il pontone armato GM-269 spara un solo colpo con le sue torri binate da 190/39.[3]
Risolutivo sarà l'intervento della torpediniera italiana Calatafimi, che manovrando contro la più fornita flotta francese la costringerà a ritirarsi.
Il 9 febbraio le difese costiere di Genova sono nuovamente messe a dura prova, la Forza H dell'Ammiraglio inglese James Fownes Somerville spara 273 colpi da 381 mm e 782 colpi da 152 mm oltre a numerosi altri pezzi di piccolo calibro, la batteria Mameli risponde con soli 14 colpi da 152 mm[2] a causa della fitta foschia, che non permette neanche alle altri difese di essere efficaci. Molti colpi cadono in acqua e questa incursione offensiva inglese dimostra le vistose carenze difensive genovesi.
Il Regio Esercito correrà ai ripari costruendo le batterie di Monte MoroArenzano e Portofino cercando i questo modo di coprire lo specchio di mare antistante Genova con delle fortificazioni agli estremi della città.
Dopo l'8 settembre
Questa come tutte le altre batterie di Genova passano sotto il controllo delle forze nazi-fasciste, e il primo intervento avverrà su uno dei tre pezzi, che verrà protetto con una casamatta in cemento armato con la tipica forma a "guscio".
Successivamente la batteria non avrà più modo di operare, Genova subirà altre incursioni, ma dall'alto con fitti bombardamenti alleati, e la mancanza di pezzi antiaerei renderà quasi inutile il complesso di Pegli.
Oggi il complesso è visitabile, ospita un museo e la sede del Coordinamento Ligure Studi Militari ( C.L.S.M. ) in un giardino dedicato ai caduti di Nassirya, oltre alla casamatta "Todt" sono ancora visibili le altre due piazzole scoperte, una quarta piazzola destinata al tiro illuminante e due bunker osservatorio.
 

28 maggio 2014 esercitazione fuoco Col Maurin

La  sezione  Anarti  di  Genova  da  ben  7  anni  sperava di  poter  ancora assistere a riprese di tiro,
presso il poligono del Col Maurin sopra Acceglio, da parte del 1^ Reggimento Artiglieria (terrestre, ma per noi sempre da montagna).Ma a causa degli impegni dei reparti in Afghanistan, della penuria di munizioni, delle difficoltà frapposte dalle autorità locali per l’uso del poligono, solo ultimamente si è potuto avverare il sogno. Grazie anche agli artiglieri in servizio a Genova per l’operazione  “Strade Sicure”si è riusciti per tempo a richiedere e ottenere il permesso ad assistere ai tiri.
Stabilito l’appuntamento il primo mattino del 28 maggio, un nucleo di Genova il 27 pomeriggio  ha pernottato presso il rifugio alpino ”Campo Base” sopra Acceglio  nei quali pressi era accampato il Gruppo “Aosta” protagonista dei tiri. Il mattino dopo giungeva sul posto un nucleo di Anartini  da Villafranca Piemonte con i quali i genovesi avevano da  vari anni  rapporti di collaborazione, e poi un gruppo di Morbegno, dove da tempo chiedevano di poter assistere a tiri di artiglieria, e che erano in viaggio dalle 02.00 del mattino.
I visitatori venivano trasportati prima con mezzi ruotati, poi a causa del troppo fango con mezzi cingolati e affluivano all’osservatorio a q. 2150 in mezzo ad un paesaggio grandioso, illuminato dal sole, seppure in un clima  freschetto. Alle 10,15 iniziavano i tiri, Protagonisti  erano i mortai Thompson da 120 mm. a canna rigata, ormai familiari ai nostri artiglieri. Nell’occasione era impiegato sia  un munizionamento ridotto, sia uno ad alto esplosivo. Dall’osservatorio la differenza era molto evidente: il primo produceva una piccola vampa, una fumata bianca e un’esplosione contenuta, il secondo una forte esplosione e una evidente fumata nera. Anche i reparti si avvicendavano: c’erano gli artiglieri del 1^ di Fossano, gli alpini del 3^ di Pinerolo,e quelli del 9^ dell’Aquila.
Le 13.00 l’esercitazione veniva sospesa e veniva offerto un ricco rinfresco, molto apprezzato dai visitatori che non si aspettavano che di potesse portare tanto ben di Dio in un posto così disagiato e a quella quota. Per l’occasione il Presidente di Genova, Col. Cumin offriva al direttore dell’esercitazione e comandante del Gruppo “Aosta” Ten. Col. Perrilli, un  piatto di ceramica come ricordo e ringraziamento.
Alle 14.00 l’esercitazione riprendeva e terminava alle 15.30. I visitatori venivano riaccompagnati al “ Campo Base”  dove si salutavano e ripartivano per strade diverse rallegrandosi di aver potuto passare una   giornata così spettacolare e con il desiderio di poter ripetere ancora una tale esperienza.

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014
 

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 manifestazione con auto storiche

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 manifestazione con a...

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 benedizione obice 100/17

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 benedizione obice 10...

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 manifestazione storica

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 manifestazione stori...

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 obice 100/17 ristrutturato

Vetta di Pegli 31 Maggio 2014 obice 100/17 ristrut...
bice 100

Varo nave Alpino 13 /12/2014

Varo nave Alpino 13 /12/2014

Varo nave Alpino 13/12/2014

Varo nave Alpino 13/12/2014

Varo nave Alpino 13/12/2014

Varo nave Alpino 13/12/2014

Varo nave Alpino 13/12/2014

Varo nave Alpino 13/12/2014